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Vorrei raccontarvi... una storia! Mohamed Mahdy.



"Qui le porte non mi conoscono e le finestre non si ricorderanno di me."


Il racconto di Mohamed Mahdy non è solo una grande visione fotografica di una realtà che ha colpito Al Max, una comunità di pescatori ad Alessandria d'Egitto, ma è soprattutto un vero e proprio viaggio sensoriale assolutamente geniale che mette in relazione aspetti comunicativi diversi ma funzionali nella descrizione complessiva del progetto.


In questa "onda lunga" attuale che coinvolge l'intelligenza artificiale, Mahdy ci ricorda alcuni aspetti da non trascurare.


La relazione e l'emotività della vicenda, la sua vicinanza, il territorio (che poi è il suo territorio), la consapevolezza dei contenuti e la costruzione di un "futuro meno manipolato", porta a considerazioni meno catastrofiche rispetto a ciò che sentiamo e percepiamo attualmente nel dibattito comune.

"L'essenza del villaggio e del mare è una fonte di ispirazione per noi."- I residenti.

Le storie in questo progetto dialogano con la precarietà, con le persone, con chi lotta per la propria identità, il proprio territorio, non accettando il distacco, e tanto meno gli affari economici e ambientali governativi.


La visione di questo progetto è indispensabile per decifrare in maniera equa la struttura interattiva che colpisce il racconto stesso... sorprendente!


"Quando sono venuti a demolire le nostre case tutta la gente ha iniziato a correre e ad andarsene e io sono rimasta in piedi a piangere sentendomi sconfitta. Non potevo andarmene. Venivo tutti i giorni dove c'era la casa e piangevo."


Nel 2020, il governo egiziano ha iniziato a trasferire le persone in alloggi a diversi chilometri di distanza dal villaggio di

Al Max.

Un terzo del quartiere è stato ricollocato.


Le ragioni del governo sono da imputare all'innalzamento del livello del mare dovuto al cambiamento climatico globale e alla necessità di rinnovamento e sviluppo urbano, ma molti residenti,

non a caso, rimangono scettici sulle scelte adottate.


Quel che è certo è che la delocalizzazione significa non solo demolire case, ma mettere in pericolo le memorie collettive e la cultura locale.

Per questo, Mahdy ha incoraggiato i residenti a scrivere le proprie lettere, costruendo un archivio di memorie private per le generazioni future.


Visitando il sito è possibile interagire con la problematica affrontata inviando lettere ai residenti di Al Max, aprendo un canale di comunicazione con il mondo!


BUONA VISIONE










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