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Come livornesi a Pisa


Il derby toscano per antonomasia è stato archiviato sabato scorso (Livorno 2 – Pisa 0, per chi non lo sapesse) per cui ormai lo possiamo scrivere tranquillamente: Pisa ci piace.

Un po’ ne invidiamo la vivacità culturale, i bei palazzi e le belle piazze, l'atmosfera internazionale portata dai turisti e dagli studenti.

Abbiamo più volte accettato anche dei pisani nei nostri PerCorsi.

E ogni tanto ci facciamo pure un'uscita con i nostri perCorrenti.

Come nel caso di domenica scorsa, quando abbiamo girato tra piazza dei Miracoli e piazza dei Cavalieri.


In piazza dei Miracoli spesso ci risulta difficile non essere soverchiati dalla visione ironica dello scatto di Martin Parr del 1990 che simpaticamente si prendeva gioco dei turisti colti nell'atto di reggere la torre.

Ma del resto la presenza dei turisti (molti dei quali impegnati nel ripetere il famoso gesto, con poche varianti (e ancor meno fantasia), o dediti ad immortalare chi vi si dedica) è talmente ingombrante che sembra quasi più rilevante dei bellissimi monumenti stessi.

Piazza dei MIracoli nel 2018, con fotocamera in mano e un paio di inutili velleità in testa, dà lo spunto per qualche considerazione.

Prima di tutto: come rapportarsi con la storia della fotografia, con il già fotografato (se non addirittura il già iconizzato), con lo stereotipo e con la nostra cultura fotografica?

Provo a spiegarmi. Non credo che dando una fotocamera a una persona che non ne ha mai maneggiata una (o uno smartphone usato in totale automatismo, in questo caso non fa differenza), che non conosce Martin Parr o addirittura non conosce nemmeno mezzo Henri Cartier Bresson o tre quarti di Oliviero Toscani o un'infinitesima parte di un Helmut Newton o un Salgado a caso... ci siamo capiti... non credo che questa persona possa produrre un'immagine "pura", vergine, non inquinata da riferimenti culturali fotografici.

foto di Ale Man e Pier Corradin

In fotografia non può esistere uno sguardo fanciullo. Anche chi non si occupa di fotografia è costantemente sottoposto allo stimolo di svariate immagini ogni giorno. Pubblicità ovunque, televisione, telegiornali, giornali, piedi inquadrati dall'alto su instagram, gattini su facebook, bimbini nelle chat di scuola, cinema... propongono immagini che si stratificano nel nostro conscio/inconscio/subconscio (ognuno scelga quel che più gli aggrada) e formano la nostra personale cultura dell'immagine. Essere consapevoli di questo meccanismo, interrogarsi su di esso e magari anche ogni tanto riuscire a prendere una posizione, possibilmente critica, è un lavoro che richiede energia e un po' di dedizione. Ed è uno dei motivi per cui poco più di un anno fa abbiamo creato PerCorsi Fotografici definendoli non solo un semplice corso di fotografia, ma uno spazio di "introduzione alla cultura fotografica".

Ma per tornare a noi: come è possibile riuscire a fotografare in piazza dei Miracoli cercando di far finta di non conoscere l'azzeccatissimo scatto di Martin Parr del 1990?

Si potrebbe umilmente sostenere che riuscire a dire qualcosa di veramente nuovo e diverso è dono di pochi e schierarsi con la schiacciante maggioranze di chi si accontenta di ripetere. Ma a me non piace, non tanto perché io pensi di essere un fortunello appartenente alla minoranza innovativa, quanto perché mi sembra un'argomentazione debole. E allora la via di uscita non può che essere una franca, esplicita e intellettualmente onesta dichiarazione di riconoscimento nei confronti del "maestro" (Parr a questo giro, ma ogni volta può cambiare): facciamo le foto alla Parr, ma in modo chiaro, come esercizio, caliamoci per quanto possibile nei suoi panni, spremiamolo per capirlo sempre meglio, magari per riempirci di parrismo, saturarcene e poi, finalmente, potercene liberare.

Non ci siamo fermati solo in piazza del Duomo, ma ci siamo poi spostati nella lucente piazza dei Cavalieri, dove con più tranquillità ci siamo potuti fare foto vicendevolmente. E su questo, per fortuna, ho meno argomenti per farvi annoiare, ma posso tranquillamente provvedere in futuro. Chessò: la foto del fotografo fotografante come atto sublime, come quintessenza fotografica intrinseca... Si accettano suggerimenti.

Intanto magari al prossimo giro ci potremmo trovare davanti alla torre alle 5 della mattina, sperando di trovare la piazza tutta per noi

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PERCORSI FOTOGRAFICI  da un'idea di Michel Guillet

in collaborazione con Video Events

P.iva 01917550491

 

 

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